"Open Source Governance" workshop: a short report
ITALIAN
Lo scorso 28 ottobre si è tenuto a Roma il workshop “Open Source Governance”. Ben lontano da voler fare un dettagliato resoconto, mi limito a riportare (in ordine sparso) alcune osservazioni interessanti.
Alla tavola rotonda erano presenti: Vittorio Pagani, Roberto Galoppini, Carlo Piana, Roberto Di Cosmo. Il che ha permesso di avere un insieme di punti di vista abbastanza eterogenei (e-government, aspetti legali, aspetti accademici e progettuali, mercato).
Roberto Galoppini, molto noto nell’ambiente OS italiano (primo fondatore di un consorzio di imprese operanti con l’OS, attualmente membro dell’advisory board del marketplace di Sourceforge.net) ha sottolineato come i costi stimati (fonte: progetto Tossad) per la sola selezione di un prodotto arrivino fino al 40% del budget dell’intero progetto. Appaiono interessanti e utili, quindi, iniziative di condivisione delle analisi fatte sui prodotti OS. Personalmente credo che OpenBRR sia forse il primo esempio, mentre Ohloh una “derivazione” pratica.
Il prof. Roberto Di Cosmo, oltre ad essere docente presso l’Università Parigi 7, attualmente riveste anche un ruolo di project manager (e non solo) all’interno dell’iniziativa System@tic.
Un caso di interesse citato dal professore è, secondo me, degno di nota:
- il Ministero dell’Economia e delle Finanze francese assegna (tramite consueta procedura di gara) commissioni per lo sviluppo dei propri sistemi informativi ad aziende che, per ovvi motivi, hanno una certa dimensione.
- tali (grandi) aziende si rivolgono a loro volta verso PMI fortemente radicate sul territorio, ed è proprio in tali piccole imprese che risiedono le competenze maggiori sui software open source utilizzati
- oltre a fornire le competenze richieste le PMI hanno tutto l’interesse a far parte (o almeno ad intrattenere rapporti) con le community sottostanti ai prodotti open source utilizzati/sviluppati.
Solamente nel primo anno è stato registrato un decremento del 30% circa sul budget necessario alla realizzazione e ammodernamento dei sistemi informativi del MEF francese.
Alla base di tutto vi è un’argomentazione, a mio avviso, molto ragionevole: in Europa deteniamo le maggiori competenze in materia di OS, ma siamo quelli che riescono a sfruttarne meno i vantaggi.
Ci si potrebbe chiedere come mai il MEF abbia fatto una scelta “ideologica” preferendo l’OS ad altre forme di software, bene non l’ha preferito e, a dire il vero, non l’ha neppure mai nominato!
Il MEF (francese) si è limitato ad imporre i seguenti requisiti per i propri sistemi informativi:
- qualità del software
- strettissima aderenza ai requirements, con tutti i test del caso
- tempo ridotto (con dovute - spesso pesanti - penali) nel fixing dei malfunzionamenti
Come prima osservazione mi sento di esprimere che appaiono molto, molto ragionevoli: limitarsi ad avere un sistema che rispetta le specifiche (iniziali) senza strumenti per verificarne l’evoluzione è un “suicidio progettuale”. Imporre delle forti penali per risoluzione dei bug porta sì ad escludere i fornitori più deboli finanziariamente, ma porta anche quelli più grandi a dover negoziare (per scaricare eventuali responsabilità/penalità) con i software vendors (molto spesso non europei) …e se non sono troppo forti per poter negoziare con efficacia, possono trovare strade alternative.
Con tali requisiti appare quindi del tutto “naturale” la selezione di componenti open source: è possibile accedere ad un bacino di competenze locali per la risoluzione di eventuali problematiche. Inoltre, il denaro speso resta sul territorio, il che non è da poco conto…
Concludo con alcuni dati sul progetto (in generale):
- circa 15 milioni di euro investiti in Ricerca e Sviluppo
- 15 piccole e medie imprese coinvolte
- 12 enti accademici e/o di ricerca
- 8 grandi gruppi
- un tempo medio dall’idea progettuale alla prima realizzazione (spendibile) di soli 10 mesi
Non stupisce, quindi, che tra i filoni strategici presi in considerazione vi sia anche quello del software open source.
Non potevano non destare interesse, infine, le argomentazioni dell’avv. Carlo Piana sulla problematica delle licenze OS, o meglio della loro gestione - specie in relazione alla creazione di prodotti assemblati.
